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© 2020 Pro Loco Jonadi

antico ospedale di nao

 

L’ospedale fu costruito, su proposta del Vescovo di Mileto, Monsignor Giuseppe Morabito, il quale una sera di Ottobre del 1905, visitando l’infermeria della Croce Rossa sita in San Costantino Calabro, notò che nonostante la struttura assistesse tanti malati, molte che necessitavano di assistenza, restavano senza cure, senza tetto e senza vestiti, sparsi per le strade. In quel periodo, la situazione dal punto di vista sanitario era molto critica, in seguito anche al terremoto del settembre 1905, che provocò molte vittime e feriti e ingenti danni a diverse strutture.

 

L’ospedale fu inaugurato il 12 Aprile 1906, situato presso la Via Nazionale vicino il borgo di Nao, su una collina, riparata da venti, circondata da uliveti e adiacente alla fontana di Nao. La struttura ospedaliera fu intitolata a San Francesco Saverio per volontà del Vescovo Morabito.

 

Il fabbricato era munito di due scale di accesso in cemento, limitanti con la via Nazionale, e di un piano superiore, su cui si innalzava un’altra gradinata, che conduceva, a destra alla sala di Direzione e a sinistra alla Farmacia e ad una piccola stanza per il portinaio. Vi era poi un atrio rettangolare in cemento di vaste dimensioni; particolari erano le sale per i malati, divise per genere, infatti, sulla destra vi erano quelle per le donne e sulla sinistra quelle per gli uomini. Le stanze erano costituite da quattordici lettini a molla, smaltati in nero, con le rispettive colonnine; gli infermieri, i quali assistevano i malati anche di notte, dormivano in capo alla sala. Sulla parte posteriore dell’edificio, a sinistra si trovava la cucina, la dispensa e il refettorio delle suore; dal lato opposto invece, vi erano le stanze della superiora e delle suore mentre in mezzo sorgeva una chiesetta dedicata a San Francesco Saverio.

 

Nella parte destra dell’edificio furono poi aggiunte altre due sale riservate ai malati agiati mentre sulla sinistra altre due camere, destinate rispettivamente a lavanderia e l’altra a sala di osservazione/di isolamento.

 

La funzione di Direttore Sanitario fu affidata al Dottor Taccone, il quale si avvalse della collaborazione di altri medici-chirurghi, tre Suore di carità e due infermieri stabili, più quelli occasionali.

 

Per essere ammessi nell’Ospedale era necessario presentare domanda in carta libera alla Superiora dell’ospedale o a Monsignor Morabito, insieme al certificato rilasciato dal Sindaco o dal Parroco unitamente al certificato medico che attestava che la malattia non era infettiva e trasmissibile. Questi documenti venivano esaminati dal medico dell’Ospedale, che aveva il compito di dare il proprio parere motivato al Presidente dell’Ospedale Monsignor Morabito, il quale decideva a seconda del caso, se rinviare o meno l’infermo. Inoltre, fu creato un regolamento interno per gestire l’entrata, l’uscita, il ricovero dei malati e le visite dei parenti.

 

La struttura di Nao rimase aperta fino al 1923 e, negli anni, divenne il centro ospedaliero antimalarico di riferimento nazionale e internazionale, per via della sua alta specializzazione nella cura della malaria, infatti furono ricoverati francesi, americani, russi e gente proveniente da tutta Italia. Oggi purtroppo, dell’ospedale, rimane ben poco, infatti, rimangono soltanto le due colonne di ingresso e uno dei muri portanti.

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